Ieri, 26 novembre, uno dei comitati dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione contro le mutilazioni dei genitali femminili (Mgf). Per Amnesty International e per tutte le organizzazioni della società civile che lottano per porre fine a questa pratica si tratta di un segnale importante!
È infatti la prima volta che il III Comitato dell'Assemblea, che si occupa di tematiche sociali, umanitarie e relative ai diritti umani, adotta una risoluzione sulle Mgf: il taglio dei genitali di una ragazza, spesso senza anestesia, in condizioni che possono causare infezioni potenzialmente fatali.
Ogni giorno, 8000 donne subiscono mutilazioni dei genitali femminili. Questo insieme di pratiche rituali tradizionali, connesse a riti d’iniziazione femminile e d’integrazione sociale, è particolarmente radicato; spesso le donne che le subiscono non sono in grado di opporvisi e anzi le appoggiano, per paura dello stigma sociale e dell'emarginazione che colpisce chi non vi si adegua.
Le mutilazioni dei genitali femminili rappresentano una grave violazione dei diritti umani delle donne e delle bambine. Violano il diritto all'integrità fisica e psicologica, al più alto standard di salute possibile, a essere libere da ogni forma di discriminazione - inclusa la violenza - e di trattamento crudele, disumano o degradante; violano i diritti dell'infanzia e, in casi estremi, il diritto alla vita. Inoltre le mutilazioni dei genitali femminili aumentano l’incidenza della mortalità materna.
"Sono stata circoncisa a sei anni... Quel giorno, mia nonna mi aveva detto di svegliarmi presto e di prepararmi per una cerimonia. Da lì, è iniziata la mia infelicità. Mia madre è morta quando avevo nove anni e sono stata abbandonata a me stessa in casa con le altre mogli di mio padre. Sono stata rifiutata e maltrattata, ero la serva di tutti. Quando la mia matrigna decise di darmi in sposa, mio padre non resistette. Diceva che l’uomo era un ricco mercante e il matrimonio ci avrebbe garantito la sussistenza. Mi disse che se non mi fossi sposata, sarebbe stata la rovina per tutta la famiglia.
Così a 14 anni fui data in sposa a quell’uomo anziano che non amavo e che aveva già due mogli. Gli ho dato una figlia. Dal giorno in cui nacque, iniziai a temere che mia suocera l’avrebbe presa. Decisi che avrei risparmiato a mia figlia la tortura che avevo vissuto io. E un giorno, l'ho presa e ho lasciato il villaggio per la capitale. Una zia ci ha aiutate a fuggire dalla Guinea…”