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Popolazioni native

Pubblicato il 01/02/2012
da Virginia,

 

Sappiamo che sono stati fatti importanti passi avanti nella vicenda della Vedanta. L’Alta Corte ha rigettato il ricorso dell’azienda e confermato il verdetto di luglio 2011, che impedisce l’ampliamento della raffineria .

Ma ai piedi delle colline sacre degli adivasi, c’è ancora un altro problema, quello dell’impatto sull’ambiente dei rifiuti prodotti dalla raffineria esistente.

La raffineria ha un deposito di rifiuti tossici, che si estende su 38 ettari di terra. Lo stagno rosso è pieno fino all’orlo e lo scorso anno, durante la stagione dei monsoni, ci sono state delle gravi fuoriuscite. La raffineria della Vedanta e lo stagno di fango rosso sono situati a solo un chilometro dal fiume Vamsadhara, la principale fonte d'acqua della regione; quattro villaggi sono molto vicini alla raffineria e altri otto sono a valle del fiume.

Pubblicato il 24/01/2012
da Laura R.,

Il 18 gennaio ti abbiamo parlato di come Davide ogni tanto riesce a battere Golia, ovvero le multinazionali. Bene. Un’altra vittoria di Davide, ovvero delle comunità native, c’è stata proprio qualche giorno fa!

Hanno vinto gli agricoltori nativi majhi kondh e dalit, che da anni denunciano l’impatto ambientale, sociale e umano delle attività della raffineria della Vedanta Aluminium. Il 20 gennaio, infatti, l’Alta corte dello stato d’Orissa ha rigettato il ricorso dell’azienda e confermato il verdetto di luglio 2011.

Pubblicato il 05/01/2012
da Virginia,

Ieri, mercoledì 4 gennaio, la corte d’appello della città di Lago Agrio, nella provincia di Sucumbios in Ecuador, ha confermato la sentenza che aveva condannato la Chevron per disastro ecologico e danni alla salute delle parti lese. Lo scorso febbraio il tribunale aveva ordinato alla Chevron di pagare 8 miliardi e mezzo, ma nella sentenza d’appello l'importo è raddoppiato anche perché la Chevron si è sempre rifiutata di scusarsi pubblicamente, come richiesto dalla sentenza.

Texaco, attualmente di proprietà della Chevron Corporation, ha cominciato le ispezioni petrolifere in Ecuador nel 1964. Per oltre 30 anni, ha contaminato i terreni, le falde acquifere e le foreste con rifiuti tossici derivanti dalle estrazioni petrolifere, causando gravi problemi di salute che hanno portato alla morte di numerosi residenti.

Pubblicato il 04/10/2011
da Virginia,

Un accordo sottoscritto alla fine del settembre 2011 tra le autorità del Paraguay, le compagnie locali e i nativi sawhoyamaxa ha spianato la strada al ritorno di questa comunità alle sue terre ancestrali. Secondo l’accordo, il governo acquisterà entro la fine dell’anno due lotti di terra per un totale di 14.404 ettari da due aziende di Puerto Colón, nella regione centrale del presidente Hayes.

Per 20 anni, accampate in condizioni precarie accanto a un’autostrada, una novantina di famiglie sawhoyamaxa, sostenute dall’Organizzazione non governativa paraguayana Terraviva e dalla solidarietà internazionale, hanno portato avanti una battaglia legale per riprendere possesso di una parte delle loro terre ancestrali.

Pubblicato il 13/09/2011
da Virginia,

Cinque anni fa il parlamento argentino ha adottato una legge (Legge 26/160) con la quale istituiva il divieto totale di sgomberare, fino al 2013, le comunità native in attesa di un censimento nazionale che delimitasse i territori abitati dalle popolazioni native.

Nonostante questa legge, diverse comunità native del paese hanno dovuto forzatamente lasciare le loro terre ancestrali e le loro case.

Questo, come sapete, è accaduto alla comunità nativa toba qom della provincia argentina di Formosa: nel novembre 2010, 400 agenti dispersero con la forza un blocco stradale organizzato per protestare contro i progetti di costruzione di un’università su terre ancestrali; il bilancio fu di due morti, compreso un agente.

Pubblicato il 26/08/2011
da Virginia,

Tre settimane fa, prima di salutarci e di augurarci buone vacanze, abbiamo parlato delle nostre preoccupazioni sulle violazioni dei diritti umani di molte popolazioni native delle Americhe, nonostante strumenti internazionali – quali la Dichiarazione dei diritti dei popoli nativi dell’Onu – siano stati adottati.

Qualche giorno dopo, in occasione della Giornata internazionale delle popolazioni native, il Segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha invitato “tutti gli stati membri ad adottare misure concrete per far fronte alle sfide che si presentano ai popoli nativi, come l'emarginazione, la povertà estrema e la perdita di territori e risorse. I paesi dovrebbero anche impegnarsi a porre fine alle gravi violazioni dei diritti umani che questi popoli incontrano in molte parti del mondo”.
 
A sole due settimane da queste parole, qualcosa di positivo è stato fatto.