Nel 1993, quando il processo contro la Texaco ebbe inizio, pochi credevano che ci sarebbe stata giustizia per le popolazioni native della regione di Sucumbios . Era stata chiamata in causa la Texaco (poi fusa con la Chevron), una multinazionale petrolifera che per anni aveva estratto petrolio nella regione e riversato quantità indicibili di sostanze tossiche nell’ambiente.
Era una battaglia decisamente impari. Il Golia con cui battersi era troppo grande per il dimenticato Davide della foresta amazzonica.
Ma contro ogni previsione si è arrivati alla giustizia, e il caso dell’Ecuador non è l’unico.
In Zimbabwe, nel 2005, a seguito del programma di sgomberi forzati noto come Operazione Murambatsvina, vennero distrutte 92.460 abitazioni e 700 mila persone furono lasciate senza casa. A causa degli sgomberi di massa, 222 mila minori fra i 5 e i 18 anni hanno dovuto interrompere il loro percorso educativo.
Il tentativo del governo e delle organizzazioni umanitarie di rialloggiare parte delle 700 mila persone sgomberate con l'Operazione Garikai, sempre nel 2005, ha portato a scarsi risultati: a distanza di sei anni, le persone vivono ancora in baracche di plastica e strutture inadeguate, senza accesso ai servizi di base.
Quella che potete ascoltare in questo video è la storia di Marius, 16 anni. Nonostante la sua giovane età, Marius ha già vissuto sulla sua pelle il trauma degli sgomberi forzati – ne ha subiti ben 8 in poco più di un anno.
In Italia sono davvero tanti i ragazzi e le ragazze rom che subiscono sgomberi forzati senza che venga loro offerta una alternativa di alloggio adeguato. Sono così obbligati a lasciare la loro casa e, insieme alle loro famiglie, spesso finiscono per strada, devono abbandonare gli studi o perdono il lavoro, i loro beni, gli amici e i compagni di scuola.
L’abbiamo detto diverse volte, ma lo ribadiamo: gli sgomberi forzati violano i diritti umani e spingono le persone rom in un circolo di esclusione ed emarginazione sociale, da cui è molto difficile venire fuori. Soprattutto se il contesto in cui tutto questo accade è segnato dal pregiudizio e dalla discriminazione di singole persone o gruppi e di quella delle autorità.
Dopo che il Consiglio di stato ha dichiarato illegittimi i decreti relativi all’emergenza nomadi, è arrivato il momento di porre fine una volta per tutte alle misure discriminatorie contro le persone rom. Il prossimo 29 novembrechiuderemo l’azione lanciata nel 2010 per chiedere la revisione del “Piano nomadi”di Roma e cominceremo un lavoro più ampio sul diritto all’alloggio.
Il 29 novembre sarà anche il giorno in cui consegneremo alla comunità rom di Roma centinaia di disegni a forma di casa. Si tratta di messaggi di solidarietà per i bambini rom e le loro famiglie che i nostri attivisti e sostenitori hanno inviato da tutto il mondo.
Non sarà più tanto facile per la Shell far finta che tre anni fa a Bodo, nell’Ogoniland, in Nigeria, non sia accaduto nulla.
Quelle due fuoriuscite di petrolio sono infatti al centro di un contenzioso presso un tribunale britannico, a cui si è rivolta lo scorso anno la comunità di Bodo, dopo aver cercato di ottenere la bonifica e un adeguato risarcimento dalla Shell.
Ma non solo. Il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, in un recente rapporto, ha verificato che l’inquinamento da petrolio, in corso da molti anni, ha causato una devastazione nell'Ogoniland cui potrà essere posto rimedio in più di 25 anni. Le Nazioni Unite hanno raccomandato l'istituzione di un Fondo per il recupero ambientale da finanziare inizialmente con un miliardo di dollari e poi con ulteriori successivi contributi.
Qualche giorno fa, vi abbiamo parlato della grande manifestazione che si è tenuta a Managua, in occasione della Giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto in America Latina e nei Caraibi. Abbiamo visto qualche immagine di quel grande fiume di colori che ha letteralmente invaso questa città del Nicaragua.