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Azioni

Pubblicato il 18/01/2012
da Virginia

Nel 1993, quando il processo contro la Texaco ebbe inizio, pochi credevano che ci sarebbe stata giustizia per le popolazioni native della regione di Sucumbios . Era stata chiamata in causa la Texaco (poi fusa con la Chevron), una multinazionale petrolifera che per anni aveva estratto petrolio nella regione e riversato quantità indicibili di sostanze tossiche nell’ambiente.

Era una battaglia decisamente impari. Il Golia con cui battersi era troppo grande per il dimenticato Davide della foresta amazzonica.

Ma contro ogni previsione si è arrivati alla giustizia, e il caso dell’Ecuador non è l’unico.

Pubblicato il 11/01/2012
da melalessa

In Zimbabwe, nel 2005, a seguito del programma di sgomberi forzati noto come Operazione Murambatsvina, vennero distrutte 92.460 abitazioni e 700 mila persone furono lasciate senza casa. A causa degli sgomberi di massa, 222 mila minori fra i 5 e i 18 anni hanno dovuto interrompere il loro percorso educativo.

Il tentativo del governo e delle organizzazioni umanitarie di rialloggiare parte delle 700 mila persone sgomberate con l'Operazione Garikai, sempre nel 2005, ha portato a scarsi risultati: a distanza di sei anni, le persone vivono ancora in baracche di plastica e strutture inadeguate, senza accesso ai servizi di base.

Pubblicato il 13/12/2011
da chironda
in News, Rom, Azioni

Quella che potete ascoltare in questo video è la storia di Marius, 16 anni. Nonostante la sua giovane età, Marius ha già vissuto sulla sua pelle il trauma degli sgomberi forzati – ne ha subiti ben 8 in poco più di un anno.

In Italia sono davvero tanti i ragazzi e le ragazze rom che subiscono sgomberi forzati senza che venga loro offerta una alternativa di alloggio adeguato. Sono così obbligati a lasciare la loro casa e, insieme alle loro famiglie, spesso finiscono per strada, devono abbandonare gli studi o perdono il lavoro, i loro beni, gli amici e i compagni di scuola.

L’abbiamo detto diverse volte, ma lo ribadiamo: gli sgomberi forzati violano i diritti umani e spingono le persone rom in un circolo di esclusione ed emarginazione sociale, da cui è molto difficile venire fuori. Soprattutto se il contesto in cui tutto questo accade è segnato dal pregiudizio e dalla discriminazione di singole persone o gruppi e di quella delle autorità.

Pubblicato il 22/11/2011
da Samanta

Dopo che il Consiglio di stato ha dichiarato illegittimi i decreti relativi all’emergenza nomadi, è arrivato il momento di porre fine una volta per tutte alle misure discriminatorie contro le persone rom. Il prossimo 29 novembre chiuderemo l’azione lanciata nel 2010 per chiedere la revisione del “Piano nomadi” di Roma e cominceremo un lavoro più ampio sul diritto all’alloggio.

Il 29 novembre sarà anche il giorno in cui consegneremo alla comunità rom di Roma centinaia di disegni a forma di casa. Si tratta di messaggi di solidarietà per i bambini rom e le loro famiglie che i nostri attivisti e sostenitori hanno inviato da tutto il mondo.

 

Pubblicato il 21/11/2011
da Virginia

Non sarà più tanto facile per la Shell far finta che tre anni fa a Bodo, nell’Ogoniland, in Nigeria, non sia accaduto nulla.

Quelle due fuoriuscite di petrolio sono infatti al centro di un contenzioso presso un tribunale britannico, a cui si è rivolta lo scorso anno la comunità di Bodo, dopo aver cercato di ottenere la bonifica e un adeguato risarcimento dalla Shell.

Ma non solo. Il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, in un recente rapporto, ha verificato che l’inquinamento da petrolio, in corso da molti anni, ha causato una devastazione nell'Ogoniland cui potrà essere posto rimedio in più di 25 anni. Le Nazioni Unite hanno raccomandato l'istituzione di un Fondo per il recupero ambientale da finanziare inizialmente con un miliardo di dollari e poi con ulteriori successivi contributi.

Pubblicato il 18/10/2011
da Virginia

Qualche giorno fa, vi abbiamo parlato della grande manifestazione che si è tenuta a Managua, in occasione della Giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto in America Latina e nei Caraibi. Abbiamo visto qualche immagine di quel grande fiume di colori che ha letteralmente invaso questa città del Nicaragua.

Pubblicato il 17/10/2011
da Laura R.

Oggi tutto il mondo celebra la Giornata mondiale contro la povertà. Questa data segna un momento importante per la nostra campagna, è l’occasione per ribadire a gran voce che la povertà non è solo assenza di reddito ma è soprattutto assenza di diritti.

Come può una persona che viene sgomberata sistematicamente da un campo rom in Serbia o che viene spostata da un campo all’altro di Roma uscire dalla povertà e dall’emarginazione sociale?

Pubblicato il 09/10/2011
da Laura R.

Quasi la metà di noi impiega dai 5 ai 10 minuti a raggiungere i servizi igienici. In pochi hanno un bagno nelle loro abitazioni e può essere pericoloso raggiungerne uno di notte. Se esci di notte vieni aggredita e stuprata. Per le donne questa è una situazione unica perché non c’è solo il rischio di subire un’ aggressione o una rapina, ma anche di essere stuprate”.

Una donna di Mukuru, intervistata da Amnesty International durante una missione in Kenya, il 17 febbraio 2010.

Pubblicato il 30/09/2011
da Laura R.

 

Nel mondo, milioni di persone non hanno una casa e vivono in ripari di fortuna; i più fortunati vivono in baracche senza servizi basilari tra cui acqua pulita, elettricità e servizi igienici.

E tutto questo nonostante il diritto all’alloggio sia garantito dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (art.11) e da altri trattati internazionali e regionali che i governi, anche quelli che li hanno firmati, non rispettano.

Al tema dell’alloggio e al diritto di ogni persona a un alloggio adeguato, è dedicato il World Habitat Day, la Giornata mondiale per il diritto all'alloggio istituita 16 anni fa e che si celebra lunedì 3 ottobre.
 

Pubblicato il 05/08/2011
da Virginia

 

Nel novembre del 2010, 400 agenti di polizia argentini dispersero con la violenza una manifestazione della comunità nativa qom, della provincia di Formosa, che protestava contro la costruzione di una sede universitaria sulle loro terre ancestrali: persero la vita un agente e una persona della comunità. Nonostante una legge del paese abbia bloccato gli sgomberi fino al 2013, molte persone native in Argentina rischiano di essere sgomberate dalle loro terre ancestrali.

Il 29 aprile di quest’anno, 4 milioni e mezzo di litri di petrolio hanno inondato le terre nativi dei lubicon cree, nel nord della regione canadese dell’Alberta. Il governo locale da decenni ha autorizzato enormi progetti di estrazione di petrolio e gas in queste terre native senza prendere alcuna misura per proteggere la cultura, la salute e i mezzi di sostentamento di chi da secoli ci vive su quelle terre.