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Azioni

Pubblicato il 02/09/2010
da Virginia
in News, Rom, Azioni

"Scuola speciale è la scuola zingara".

Questa la risposta di una bambina rom di 12 anni quando le è stato chiesto cosa significasse per lei “scuola speciale”. In questa associazione così netta è racchiuso il senso della discriminazione di cui i rom in Slovacchia sono vittime già da bambini.

In questo paese, i bambini e le bambine rom vengono regolarmente inseriti in classi e scuole per alunni con “lieve disabilità mentali”, ma non perché necessitino di un sostegno o di un’assistenza speciali ma solo perché sono rom e, in quanto tali, di fatto discriminati. Se non vengono mandati in queste scuole, allora si creano alcune ad hoc oppure si individuano classi separate all’interno delle scuole principali. I numeri di questa discriminazione sono allarmanti.

Pubblicato il 27/08/2010
da Virginia

Secondo i dati resi pubblici da un funzionario del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Unep) sulle fuoriuscite di petrolio nello stato nigeriano dell’Ogoniland, queste dipenderebbero al 90 per cento da sabotaggio e attività criminali e solo per il 10 per cento da difetti degli impianti e negligenza  delle compagnie petrolifere, tra cui la Shell.

Da anni le organizzazioni ambientaliste e le comunità locali contestano questi dati. E anche Amnesty International ritiene che manchino di credibilità, in quanto la fonte sono le agenzie statali nigeriane che, nel corso delle inchieste sulle perdite di petrolio, vengono fortemente condizionate dalle compagnie.

Pubblicato il 27/07/2010
da Virginia

Il 15 luglio, la battaglia dei dongria kondh per salvare la loro montagna sacra dai progetti della Vedanta Resources ha segnato un altro importante risultato. Il segretario dello stato indiano d’Orissa ha ordinato una nuova indagine sui diritti della popolazione nativa minacciata dalla controversa miniera di bauxite della Vedanta Resources.

La compagnia britannica ha trovato così un nuovo ostacolo sulla strada verso l’autorizzazione a estrarre, dopo che il 2 luglio, anche il ministro dell’Ambiente e delle Foreste aveva predisposto un’inchiesta per verificare se il progetto della compagnia britannica rispettasse o meno i diritti dei dongria kondh.

Pubblicato il 16/07/2010
da Virginia

Poco prima della mezzanotte del 10 luglio, i bulldozer inviati dal Consiglio cittadino di Nairobi, la capitale del Kenia,  hanno distrutto circa 470 bancarelle e 100 case. Questo sgombero ha colpito circa 1000 residenti e commercianti dell’insediamento di Kabete Nitd.

Senza una casa, senza un mezzo di sostentamento, molti di loro dormono in strada. Quelle che vi proponiamo sono alcune delle testimonianze che Amnesty è riuscita a raccogliere.

Pubblicato il 12/07/2010
da Virginia

Attualmente in Indonesia circa 2 milioni e 600mila lavoratori domestici sono privi della tutela legale garantita dalla Legge 2003 sul lavoro. Questo significa che a 2 milioni e 600mila persone, molte delle quali donne e ragazze, non sono riconosciuti gli stessi diritti degli altri lavoratori né le stesse misure di protezione; per loro potrebbe non esistere ragionevoli limitazioni alla durata della giornata lavorativa e potrebbero non essere mai applicate le norme in materia di remunerazione, riposo e ferie.

Di conseguenza molte donne e ragazze lavoratrici domestiche vivono e lavorano in condizioni di sfruttamento economico, povertà e subiscono discriminazione di genere. Spesso sono vittime di violenza fisica, psicologica e sessuale sul posto di lavoro. A molte di loro sono negati i diritti sessuali e riproduttivi, perché non possono accedere ai servizi e alle informazioni sulla pianificazione familiare, sui contraccettivi e sulla prevenzione dell’Hiv/Aids e altre infezioni sessualmente trasmissibili.

Pubblicato il 09/07/2010
da Samanta
in Rom, Azioni

1 firma per ognuna delle persone colpite dal “Piano nomadi”, 1 firma che si aggiunge alle migliaia raccolte ai banchetti di Amnesty International in tutto il mondo. 

Pubblicato il 07/07/2010
da Virginia

Discriminazione, mancanza di scuole, ospedali, acqua potabile, servizi igienici e fognari. E ancora, rischio di sgomberi forzati, violenza delle bande e della polizia: le persone che vivono nei cosiddetti insediamenti abitativi precari vedono costantemente violati i loro diritti.

Questo vale in particolare per le donne e ragazze di Kibera, Korogocho, Mikuru Kwa Njenga e Deep Sea, alcuni degli insediamenti più grandi di Nairobi. Oltre a essere esposte all’ovvia privazione di risorse e beni materiali, costrette a convivere con un elevato livello di insicurezza dovuto alla costante minaccia di violenze da parte della polizia e di bande criminali e col rischio di essere sgomberate forzatamente con poco o nessuno preavviso, devono fare i conti anche col buio.

Pubblicato il 02/07/2010
da Daniele Caucci

Costruire case che regolarmente vengono demolite è come giocare una partita di calcio che non finisce mai, ti strema e ti fa venir voglia di smettere di correre. Non la pensa così il nostro terzino destro, Haj Sami Sadeq, attivista della comunità palestinese di Aqaba, in Cisgiordania.

La partita che gioca Haj Sami Sadeq tutti i giorni ve la abbiamo già raccontata nei giorni scorsi, ed è la stessa di centinaia di migliaia di palestinesi che rischiano di rimanere senzatetto da un momento all’altro.

Pubblicato il 01/07/2010
da Daniele Caucci

Completiamo la presentazione del nostro tridente d’attacco tutto al femminile con Wilter Nyabate, del Kenya. Wilter è madre di due bambini ed è l’unica persona che lavora in famiglia. Nonostante questo non smette di “correre” per segnare il suo goal.

Vive a Kibera, uno degli insediamenti abitativi precari più grandi del paese, sotto la costante minaccia di sgomberi forzati. Per lei la miglior difesa è l’attacco, non subisce passivamente le offensive avversarie ma lotta tutti i giorni per denunciare le terribili condizioni in cui vivono gli abitanti della sua comunità, chiedendo alle autorità un’aperta consultazione delle popolazioni colpite dagli sgomberi nei progetti di miglioramento degli insediamenti abitativi precari.

Pubblicato il 30/06/2010
da Laura R.

Dal 19 al 27 luglio, a Kampala in Uganda si svolgerà il 15° Summit dell’Unione africana.

L’Unione africana sembra abbia deciso di affrontare seriamente il problema della salute materna nel continente. Il Summit è infatti dedicato a questo fenomeno che ancora oggi uccide migliaia di donne, in particolar modo quelle povere, quelle che vivono ai margini della società.

In Africa, così come in altre parti del mondo, a queste donne viene negato l'accesso alle cure mediche, vengono sottoposte a mutilazioni genitali femminili e costrette a matrimoni precoci e non hanno il diritto di decidere se e quando avere figli. E proprio i diritti violati e negati delle donne causano la loro morte durante la gravidanza e il parto.