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"A 450 persone piace questo elemento... e a te?"

Firma contro il Piano nomadi
1 giorno 21 ore fa
da Virginia,

Acrobazia, danza, musica, yoga, arti figurative e spettacoli teatrali: così gli Nafsi Afrika Acrobats rispondono ai problemi degli slum di Nairobi. Gli artisti dell’Anima dell’Africa – questa significa i Nafsi Afrika in swahili – con le loro acrobazie tessono la speranza in un futuro diverso per tutti quei bambini che a Kibera, Kabete Nitd, Korogocho, Mikuru Kwa Njenga o Deep Sea o in altri slum del Kenya non vanno a scuola, non hanno una famiglia, fanno uso di droghe e sono coinvolti in attività illegali.

Kennedy Owino e compagni, anche loro nati e cresciuti in uno slum di Nairobi, sanno bene che
che qui si rischia di rassegnarsi a una vita fatta di povertà e di violazioni dei diritti umani. Ma sanno anche che un cambiamento è possibile!

3 giorni 2 min fa
da Virginia,

Nel giugno 2003, Inamarie Stith-Rouse, una donna afroamericana di 33 anni, diede alla luce una bambina sana di nome Trinity, con parto cesareo in un ospedale del Massachussets, negli Usa. Andre Rouse, suo marito, ha raccontato che Inamarie subito dopo il parto ebbe problemi respiratori, ma il personale medico ignorò le sue richieste di aiuto. Secondo i documenti per il tribunale compilati dalla famiglia, ci vollero ore prima che Inamarie fosse sottoposta agli esami e agli interventi di cui necessitava. Inamarie ebbe una gravissima emorragia interna e andò in coma. Morì quattro giorni dopo. Per Andre Rouse, la loro origine etnica ha avuto un ruolo decisivo nel mancato intervento.

4 giorni 3 ore fa
da Daniele Caucci,

"Voglio ringraziare Amnesty International e la gente di tutto il mondo che ha lavorato per la mia libertà.”

Il 27 agosto 2010 Raúl Hernández, membro dell’Organizzazione dei popoli nativi me'phaa (Opim), è stato assolto dall’accusa di omicidio e immediatamente scarcerato. La sua storia di profonda ingiustizia era cominciata il 17 aprile 2008 quando è stato arrestato per avere partecipato, insieme a quattro membri dell’Opim, all’omicidio di Alejandro Feliciano García, nella comunità di El amalote, stato del Guerrero, l’1 gennaio dello stesso anno.

1 settimana 21 ore fa
da Virginia,
in News, Rom, Azioni

"Scuola speciale è la scuola zingara".

Questa la risposta di una bambina rom di 12 anni quando le è stato chiesto cosa significasse per lei “scuola speciale”. In questa associazione così netta è racchiuso il senso della discriminazione di cui i rom in Slovacchia sono vittime già da bambini.

In questo paese, i bambini e le bambine rom vengono regolarmente inseriti in classi e scuole per alunni con “lieve disabilità mentali”, ma non perché necessitino di un sostegno o di un’assistenza speciali ma solo perché sono rom e, in quanto tali, di fatto discriminati. Se non vengono mandati in queste scuole, allora si creano alcune ad hoc oppure si individuano classi separate all’interno delle scuole principali. I numeri di questa discriminazione sono allarmanti.

1 settimana 1 giorno fa
da Virginia,

Lo avevamo detto: la sentenza emessa lo scorso giugno per la fuga di gas a Bhopal è arrivata troppo tardi ed è stata troppo indulgente!

Il tribunale di Bhopal ha infatti condannato a soli due anni di carcere sette funzionari indiani della Union Carbide, dal cui stabilimento di Bhopal fuoriuscirono nel 1984 tonnellate di sostanze velenose che hanno ucciso circa 25.000 persone.

1 settimana 4 giorni fa
da Virginia,

Alle 00:30 del 25 agosto, dei poliziotti, alcuni armati e accompagnati da cani, hanno fatto incursione nell’insediamento informale di Gunhill, nella periferia di Harare. Dopo aver sgomberato 250 persone, hanno dato fuoco alle loro abitazioni.

A seguito dello sgombero, avvenuto senza alcun preavviso, 55 persone, compresi cinque bambini, sono state condotte in una stazione di polizia ad Harare, dove non è stato permesso loro di accedere agli avvocati. A questi ultimi non è stato notificato il motivo della detenzione, conclusasi il giorno successivo quando sono stati rilasciati senza alcuna accusa.

2 settimane 1 ora fa
da Virginia,

Secondo i dati resi pubblici da un funzionario del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Unep) sulle fuoriuscite di petrolio nello stato nigeriano dell’Ogoniland, queste dipenderebbero al 90 per cento da sabotaggio e attività criminali e solo per il 10 per cento da difetti degli impianti e negligenza  delle compagnie petrolifere, tra cui la Shell.

Da anni le organizzazioni ambientaliste e le comunità locali contestano questi dati. E anche Amnesty International ritiene che manchino di credibilità, in quanto la fonte sono le agenzie statali nigeriane che, nel corso delle inchieste sulle perdite di petrolio, vengono fortemente condizionate dalle compagnie.