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Slovacchia: bambini rom privati del loro futuro

"Scuola speciale è la scuola zingara".

Questa la risposta di una bambina rom di 12 anni quando le è stato chiesto cosa significasse per lei “scuola speciale”. In questa associazione così netta è racchiuso il senso della discriminazione di cui i rom in Slovacchia sono vittime già da bambini.

In questo paese, i bambini e le bambine rom vengono regolarmente inseriti in classi e scuole per alunni con “lieve disabilità mentali”, ma non perché necessitino di un sostegno o di un’assistenza speciali ma solo perché sono rom e, in quanto tali, di fatto discriminati. Se non vengono mandati in queste scuole, allora si creano alcune ad hoc oppure si individuano classi separate all’interno delle scuole principali. I numeri di questa discriminazione sono allarmanti.

Pur rappresentando meno del 10 per cento della popolazione slovacca, i bambini e le bambine rom nelle classi speciali rappresentano in media l’85 per cento con punte fino al 95,5 per cento in realtà come Pavlovce nad Uhom. Secondo un sondaggio del settembre del 2009, nella regione di Prešov (con ha la più alta percentuale di persone rom) in 89 scuole c’erano 309 classi con 2829 alunni, in quella di Košice, le 187 classi speciali delle 71 scuole ospitavano 1796 bambini. In queste regioni vi sono, inoltre, rispettivamente 37 e 36 scuole speciali hanno 2674 e 2985 studenti. Qui gli alunni ricevono un’istruzione di livello inferiore, con programmi ridotti, e orientata allo svolgimento di professioni quali macellai, muratori, calzolai, lavoratori domestici o giardinieri.

E così la scuola si trasforma dal luogo in cui deve essere garantito e attuato il diritto all’istruzione senza discriminazione in quello in cui si esprime il pregiudizio nei confronti dei rom in tutta la sua devastante portata. In questo scenario non pesa solo l’intolleranza di quei genitori che trasferiscono i loro figli in altre scuole per separarli dai coetanei rom, ma anche quello degli educatori, che non forniscono il sostegno supplementare di cui hanno bisogno gli alunni di diversa estrazione etnica e sociale. Incide anche la mancata considerazione delle differenze linguistiche e dei contesti socio economici in cui questi bambini vivono nei test di valutazione delle loro abilità.

Il governo slovacco ha fatto degli sforzi per combattere la discriminazione, ma non bastano. Deve innanzitutto stabilire direttive salde e dettagliate e procedure su come identificare, monitorare e combattere la segregazione nella pratica, destinate alle istituzioni che devono verificare l’attuazione delle leggi antidiscriminazione. Queste stesse istituzioni devono essere dotate delle risorse necessarie ed è fondamentale dare inizio alla sistematica raccolta di dati sull'istruzione, disaggregandoli in base al genere e all'origine etnica.

Solo così la Slovacchia non priverà più i bambini rom del loro futuro.

 

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