Zimbabwe, terrore a mezzanotte per i residenti di Gunhill
Alle 00:30 del 25 agosto, dei poliziotti, alcuni armati e accompagnati da cani, hanno fatto incursione nell’insediamento informale di Gunhill, nella periferia di Harare. Dopo aver sgomberato 250 persone, hanno dato fuoco alle loro abitazioni.
A seguito dello sgombero, avvenuto senza alcun preavviso, 55 persone, compresi cinque bambini, sono state condotte in una stazione di polizia ad Harare, dove non è stato permesso loro di accedere agli avvocati. A questi ultimi non è stato notificato il motivo della detenzione, conclusasi il giorno successivo quando sono stati rilasciati senza alcuna accusa.
Gli abitanti di Gunhill hanno purtroppo una lunga storia di sgomberi forzati. La gran parte era già stata vittima della vasta operazione Murambatsvina, il programma di sgomberi forzati attuato dal governo dello Zimbabwe nel 2005 che ha visto 700.000 persone perdere le loro abitazioni.
Proprio a causa di questi sgomberi si erano trasferiti a Gunhill. Ma nemmeno qui hanno potuto definitivamente ricostruire le loro vite, visto che la polizia li ha costretti più volte a lasciare le loro baracche, nelle quali non sono potuti rientrare quando hanno fatto ritorno all’insediamento.
Sgomberare forzatamente, e tanto più nel cuore della notte, non è giustificabile in nessuna circostanza. Il governo dello Zimbabwe non solo non ha ancora risarcito le vittime dell’operazione Murambatsvina né provveduto al loro reinsediamento, ma continua a ricorrere alla pratica illegale degli sgomberi forzati senza preoccuparsi della centinaia di migliaia di persone che sopravvivono in condizioni deplorabili ed ancora esposte alla costante minaccia di sgomberi forzati.
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