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Nessuna salute per le mamme senza i diritti per le donne

Nessuna salute per le mamme senza i diritti per le donneMigliorare la salute materna, riducendo di un terzo la mortalità materna e garantendo l'accesso universale alla salute riproduttiva. Stabilendo l'Obiettivo n. 5 (Osm), gli stati hanno risposto alla necessità di porre fine a quella tragedia evitabile che è la mortalità materna che uccide 350 mila donne ogni anno.

Il 90% di queste morti colpisce donne dei paesi in via di sviluppo. Le complicazioni relative a gravidanza e parto causano, ogni anno, danni e disabilità permanenti per 10-15 milioni di donne e sono la principale causa di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni nei paesi in via di sviluppo. Ogni anno vengono praticati circa 5 milioni di aborti insicuri; il 25 per cento su ragazze tra i 15 e i 19 anni.

Nonostante la buona volontà che ha ispirato gli stati nell'individuazione di questo obiettivo, l'Osm 5 non è sufficiente a combattere la mortalità materna. Partiamo dagli indicatori.

I parametri individuati per misurare i progressi verso il raggiungimento dell'Obiettivo - gli indicatori - riflettono alcune rilevanti necessità, quali quella di garantire che le donne siano assistite da personale sanitario specializzato durante il parto e le cure prenatali, migliorare l'accesso ai metodi contraccettivi e di pianificazione familiare e proteggere le adolescenti da gravidanze premature e indesiderate. Ma non tengono conto di altre necessità.

Ad esempio, non considerano il peso che alcune specifiche violazioni dei diritti umani, come i matrimoni precoci e forzati o le mutilazioni genitali, hanno sulla mortalità materna, né la difficoltà che una donna povera, dipendente economicamente dal marito, incontra nell'imporre a un uomo, che non ha scelto, l'uso del preservativo o il numero di figli che lei desidera.

Altro limite degli indicatori è la mancata previsione di una loro disaggregazione: questo significa che si può avere un dato complessivo positivo ma che questo nulla ci dice su eventuali miglioramenti per le persone più vulnerabili, addirittura può anche nascondere un fallimento.

Inoltre sono incompleti. Ad esempio, è previsto che le donne devono essere assistite da personale sanitario specializzato, ma non è specificato che i servizi di ostetricia devono avere la necessaria qualità, devono essere disponibili, accessibili e imparzialmente distribuiti sul territorio. Si pensi a quelle realtà dove il servizio sanitario è scadente o alle lunghe distanze a piedi che le donne incinte devono percorrere per raggiungere l'ospedale più vicino, come nel caso del Burkina Faso.

Come per l'Osm 3 anche il 5 non affronta la questione cruciale: abbattere le barriere economiche, sociali e culturali alla salute materna, conseguenza diretta della discriminazione di cui sono vittime le donne, soprattutto quelle che vivono in povertà. In Perù, ad esempio, alcune donne non hanno la carta d'identità e pertanto non possono avere l'assistenza sanitaria gratuita che spetta alle comunità povere. A molte non vengono date informazioni chiare sui servizi di salute materna disponibili, per altre i centri sanitari sono troppo lontani, altre ancora hanno difficoltà a farsi capire dal momento che parlano solo il quechua e non lo spagnolo.

Amnesty chiede agli stati di porre fine alla mortalità materna, rispettando gli obblighi che hanno, a prescindere dagli Osm e per raggiungerli realmente, di assicurare l'uguaglianza di genere e promuovere i diritti delle donne.

Le autorità, pertanto, non devono solo garantire assistenza ostetrica d'urgenza gratuita, ma anche impedire alle parti terze di interferire con il godimento di questi diritti, ad esempio non prevedendo che le donne possano accedere ai servizi per la salute solo col consenso del marito, del partner, della famiglia o delle autorità locali; devono eliminare la discriminazione di genere nella legge e nella pratica e affrontare le violazioni come i matrimoni forzati e precoci, gli aborti insicuri, la violenza, le mutilazioni genitali femminili. Devono prevedere dei meccanismi di vigilanza e supervisione effettivi affinché le donne che hanno subito violazioni dei loro diritti sessuali e riproduttivi possano accedere a rimedi.

Solo rispettando i diritti delle donne si può garantire la salute materna.

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