Sgomberate circa 1000 persone a Nairobi
Poco prima della mezzanotte del 10 luglio, i bulldozer inviati dal Consiglio cittadino di Nairobi, la capitale del Kenia, hanno distrutto circa 470 bancarelle e 100 case. Questo sgombero ha colpito circa 1000 residenti e commercianti dell’insediamento di Kabete Nitd.
Senza una casa, senza un mezzo di sostentamento, molti di loro dormono in strada. Quelle che vi proponiamo sono alcune delle testimonianze che Amnesty è riuscita a raccogliere.
Joshua, 45 anni, residente a Kabete NITD
“Sono rimasto senza niente, solo con quello che indosso adesso. Non ho avuto tempo di recuperare i documenti né il denaro. Lo sgombero è avvenuto in circa 15 minuti. Non siamo stati informati; se lo fossi stato avrei potuto organizzarmi e togliere le mie cose. Io e mia moglie adesso ci dobbiamo occupare di cinque bambini tra i 6 e i 15 anni. Non abbiamo un posto dove stare e dormiamo all’aperto, al freddo. Non siamo al sicuro e di notte è molto molto freddo. Non so come dare loro da mangiare”.
Eliza, 38 anni, commerciante di Kabete NITD
“Per un paio di settimane ho sentito voci di uno sgombero del mercato, ma non era una notizia ufficiale, nessuno ci ha consultati sullo sgombero e non abbiamo ricevuto alcuna informazione. Sono disperata, non ho i soldi per intraprendere una nuova attività. Ho bisogno di un risarcimento per le perdite subite per poter continuare il commercio”.
Oliver, 43 anni, residente
“Abbiamo cercato di parlare con l’askaris (polizia amministrativa del consiglio municipale di Nairobi) affinché ci concedessero del tempo per portare via le nostre cose dalle case, ma si sono rifiutati. Ho perso tutto, incluso il mio lavoro. Non ho vestiti per la mia famiglia, né denaro per pagare la scuola di mia figlia. Non so come potrà studiare. Adesso io, mia moglie e i miei cinque figli dormiamo sulle rovine della nostra ex casa; la notte facciamo un falò e dormiamo lì”.
Elizabeth, 49 anni, residente
“Ho bisogno di un posto dove vivere. Ho trovato un rifugio per i miei tre bambini più piccoli, mentre io e quello più grande dormiamo all’aperto. Ma non possono stare a lungo in questo rifugio perché la persona che si prende cura di loro non può continuare ad aiutarli. Il governo deve darmi un posto dove poter vivere e lavorare”.
Sella, 78 anni, residente di Kabete NITD, rischia lo sgombero forzato
“Ho 78 anni e sono invalida. Sto soffrendo molto, sono costretta a letto e non posso muovere le dita. Durante la demolizione di sabato sera mi hanno messo su una sedia a rotelle e portata fuori perché abbiamo temuto che la nostra casa sarebbe stata distrutta. Se dovessi andare via da qui, non saprei dove andare. Il governo ci sta trattando come cani. Non ci considerano essere umani. Dicono di combattere la povertà ma di fatto la incoraggiano, eseguendo gli sgomberi in questo modo.
Margaret, 50 anni, commerciante
“Ho perso tutta la merce che avevo nella mia bancarella. Quindi da quando c’è stato lo sgombero non posso più lavorare. Devo chiedere l’elemosina affinché i tre bambini di cui mi occupo, compreso un orfano di quattro anni, possano mangiare. Sono affamati. Ho bisogno di un posto fisso per vendere la mia merce e di un risarcimento per tutti i beni persi”.
Beverly, 61 anni, residente
“Un mio parente e io stavano dormendo in casa. All’improvviso mi sono svegliata e ho sentito il rumore del bulldozer che distruggeva ogni cosa. Non ci hanno avvertiti dello sgombero. Abbiamo cercato di salvare qualcosa, ma è accaduto tutto così velocemente…Abbiamo perso tutti i vestiti e le lenzuola. Siamo riusciti a trovare una sistemazione da un’amica, ma possiamo stare da lei solo una settimana. Non so cosa succederà dopo. Io non ho un posto dove andare. Il governo dovrebbe darci una terra su cui costruire”.
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