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22 marzo - Giornata mondiale dell’acqua

“Nel mondo esistono le risorse e le competenze per garantire a ognuno il livello minimo di acqua necessaria per una vita dignitosa”.
(Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon)

Anche oggi, Giornata mondiale dell’acqua, 4900 bambini al di sotto di cinque anni moriranno per malattie infettive dovute all’assenza o alla cattiva qualità dell’acqua potabile e delle condizioni igieniche. Ogni anno in tutto il mondo cinque milioni di persone perdono la vita per malattie legate alla mancanza di acqua.

L’acqua è un diritto umano, e ogni persona, in qualsiasi parte del mondo viva o si trovi deve poter accedere a una quantità di acqua sufficiente, sicura, accettabile, fisicamente ed economicamente accessibile per gli usi domestici e personali. Un sufficiente apporto di acqua pulita, insieme a condizioni igieniche adeguate, sono condizioni imprescindibili per realizzare il diritto alla salute e al cibo.
 

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, questa quantità corrisponde a 100 litri al giorno.

Di fatto, un numero sempre più considerevole di persone nel mondo non arriva a questa soglia e, secondo le Nazioni Unite, se non saranno decisi interventi veramente efficaci, nel 2025, anche a causa dei cambiamenti climatici, oltre quattro miliardi di persone soffriranno la mancanza d’acqua.

Coloro che non raggiungono questa soglia minima vivono nelle zone rurali più povere del pianeta, negli insediamenti abitativi precari delle grandi città, nei campi profughi in cui sono arrivati in fuga da una guerra o in seguito a una catastrofe naturale, come il terremoto ad Haiti.

Altre volte, le persone non accedono all’acqua perché vivono in un territorio inquinato dalle attività di un’azienda, come nel caso di Bhopal, del Delta del Niger o della zona di Lanjigarh.

In alcuni casi, il negato accesso all’acqua è la conseguenza di politiche e pratiche discriminatorie. Per esempio, nei Territori occupati palestinesi, il restrittivo sistema di permessi sui progetti idrici e sanitari, la distruzione delle cisterne d'acque e delle condutture e la confisca delle autobotti da parte di Israele impediscono ai palestinesi di avere acqua anche solo ai livelli minimi. In alcune aree rurali della Cisgiordania i palestinesi sopravvivono con solamente 20 litri al giorno, equivalenti al livello minimo raccomandato per evitare epidemie.

Anche nella Striscia di Gaza l’accesso all’acqua è fortemente limitato a causa del blocco israeliano che impedisce l’ingresso del materiale necessario per riparare gli impianti idrici e non permette il trasferimento di acqua della falda acquifera montana della Cisgiordania verso Gaza.
 

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Per NOn DImenticare Mai

Per NOn DImenticare Mai quanto siamo fortunati noi occidentali che diamo per scontato il nostro benessere quotidiano!