La mancanza di cibo è una crisi dei diritti umani!
Dal 16 al 18 novembre Roma ospiterà il Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, voluto dal Consiglio della Fao per mantenere la sicurezza alimentare in cima all’agenda internazionale. La necessità di questo summit è facile da capire se solo si analizza il recente rapporto della Fao e del Pam, nel quale si denuncia che oggi la fame colpisce oltre un miliardo di persone nel mondo.
L’attuale “silenziosa crisi alimentare”, che rende sempre più lontano l’Obiettivo di sviluppo del Millennio del dimezzamento del numero delle persone che soffrono la fame entro il 2015, è la riprova del fallimento della politica nel garantire il diritto a un’alimentazione adeguata.
Ma è anche un serio rischio per i diritti umani.
Sì perché la crisi globale alimentare, dovuta a decenni di bassi investimenti nell'agricoltura, a politiche commerciali che hanno incoraggiato il crollo delle produzioni locali, all'innalzamento dei costi energetici, alla corsa ai bio-carburanti e ai cambiamenti climatici, non significa solo negazione del diritto al cibo, ma può causare ulteriori violazioni.
Quanto accaduto in diversi paesi nel mondo lo dimostra. Solo per rimanere agli ultimi due anni, la crisi alimentare è stata aggravata dalla discriminazione, dalle manipolazioni politiche riguardanti la distribuzione del cibo, dalle ostruzioni poste all'afflusso di aiuti umanitari fondamentali, dall'insicurezza e dai conflitti armati che impediscono di coltivare le terre o rendono impossibile l'accesso alle risorse necessarie per produrre o vendere cibo.
Nello Zimbabwe, dove alla fine del 2008 cinque milioni di persone dipendevano dagli aiuti alimentari, il governo ha usato il cibo come arma nei confronti dei suoi oppositori politici. In Corea del Nord, la distribuzione degli aiuti alimentari è stata volontariamente ostacolata dalle autorità per opprimere e affamare la popolazione. I civili intrappolati nella guerra nel nord dello Sri Lanka sono rimasti privi di cibo e di altre forme di assistenza perché il gruppo armato delle Tigri per la liberazione della patria Tamil ha impedito loro di lasciare le zone di conflitto e le forze armate del paese non hanno consentito il pieno accesso alle organizzazioni umanitarie. Le autorità del Myanmar hanno vergognosamente negato il diritto al cibo rifiutando, nelle tre settimane successive al ciclone Nargis, gli aiuti umanitari a due milioni e mezzo di sopravvissuti.
Ma la mancanza di cibo ha portato con sé anche repressione, quando le persone sono scese in piazza per pretenderlo. La risposta delle autorità tunisine a scioperi e manifestazioni ha causato due morti, molti feriti e oltre 200 processi nei confronti dei presunti organizzatori. In Camerun nel corso di violenti disordini per il cibo sono morti almeno 100 manifestanti.
Tra pochi giorni oltre 60 governi e capi di stato si riuniranno a Roma per fornire risposte concrete al dramma alimentare che tocca un abitante su sei del nostro pianeta. Noi ci auguriamo che queste risposte siano decise, che prevedano un incremento delle risorse finanziarie, ma che soprattutto siano fondate sul rispetto dei diritti umani, perché la mancanza di cibo è innanzitutto una crisi dei diritti umani.
- Accedi o registrati per inviare commenti


