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"A 962 persone piace questo elemento... e a te?"

Accadde a Bhopal

All’incirca a mezzanotte mi svegliai al suono di un brutto colpo di tosse di Ruby. La stanza non era scura, c’era una luce per strada. In quella penombra vidi che la stanza si riempiva di una nube bianca. Udii un gran rumore di gente che urlava. Gridavano ‘Corri, corri!’. Anche Mohsin cominciò a tossire e poi anche io cominciai a tossire a ogni respiro, come se stessimo respirando in mezzo alle fiamme. Mi bruciavano gli occhi.”
Aziza, sopravvissuta al disastro di Bhopal

Vi abbiamo già parlato di aziende e della loro responsabilità nelle violazioni dei diritti di centinaia di migliaia di persone. In quel caso era Nigeria, adesso ci spostiamo in Asia, nello specifico nell’India centrale, a Bhopal. In questa città, è molto facile incontrare persone malate di cancro o che soffrono di disturbi respiratori, ansia e depressione o affette da malformazioni genetiche; altrettanto probabile è camminare su un terreno altamente inquinato o toccare dell’acqua tossica o imbattersi in una madre, una sorella che piange un familiare morto, in qualcuno che ammette di non essere più capace di lavorare.

A Bhopal è possibile incrociare tanta sofferenza perché, il 2 dicembre del 1984, è stata teatro di un gravissimo disastro ambientale. Da allora, in questa città non si beve più acqua pulita, non si vive più in un ambiente salubre, non si può più credere nella giustizia. Da un quarto di secolo Bhopal è attanagliata da un spirale fatta d’impunità e sofferenza, povertà e violazioni dei diritti umani.

Forse nessuno a Bhopal, nella notte del 2 dicembre 1984, ha pensato che quella fuoriuscita di gas dall’impianto dell’Union Carbide (oggi Dow Chemical Company) avrebbe provocato la morte quasi immediata di un numero di persone tra le 7000 e le 10.000 e di altre 15.000 nei successivi 20 anni. Sicuramente nessuno credeva possibile che l’azienda responsabile del disastro non si sarebbe mai assunta la responsabilità, non sarebbe mai stata condannata, non avrebbe mai bonificato il sito della fabbrica.

Nessuno, né a Bhopal né da qualsiasi altra parte, ha mai creduto di dover assistere a tanta ingiustizia e nessuno avrebbe mai ipotizzato che su una tragedia di queste dimensioni potesse calare il silenzio. Ma questo è accaduto! Adesso, però, è arrivato il momento di ricordare che Bhopal non può essere dimenticata. E la Dow non può più far finta che questo disastro non sia mai accaduto o che non sia responsabile. Questa azienda deve impegnarsi a bonificare, risarcire e cooperare pienamente nei procedimenti legali in corso, per assicurare alle vittime di Bhopal e ai sopravvissuti finalmente la giustizia che aspettano da 25 anni.
 

 

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