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Qual è l’alternativa?

C'è solo un modo per descrivere quello che abbiamo visto in Nicaragua: orrore profondo. Bambine costrette a portare in grembo bambine, donne incinte cui vengono negate cure essenziali per salvare le loro vite.
Kate Gilmore, vice Segretaria generale di Amnesty International

In Nicaragua dal luglio del 2008 vige il divieto assoluto di abortire. Il nuovo codice penale prevede pene detentive per le donne e le ragazze che cercano di interrompere la gravidanza e per gli operatori sanitari che forniscono servizi associati all'aborto.

Dall’entrata in vigore del nuovo codice penale, in Nicaragua non esistono alternative per una bambina di 10 anni rimasta incinta a seguito di uno stupro. Né ha scelta una donna ammalata di cancro o di malaria o che ha contratto il virus dell’Hiv/Aids, se non quella di accettare di non poter ricevere le cure mediche adeguate se queste possono danneggiare o causare la morte dell’embrione o del feto. Quale altra opzione ha una dottoressa a cui si presenti una donna incinta che rischia la morte del feto, se non quella di dirle che dovrà comunque portare a termine la gravidanza, nonostante sia consapevole delle devastanti conseguenze fisiche e psicologiche? Come potrà una donna che ha perso un bambino vivere il suo dolore senza essere costretta dimostrare che il suo è stato un aborto spontaneo e non procurato?
 

Il divieto di aborto terapeutico significa anche altro. Significa contribuire a incrementare la mortalità materna. È evidente il legame tra il divieto di abortire e il rischio di morte per complicanze legate al parto e alla gravidanza. Una donna che vive in povertà si troverà a decidere di dover interrompere la gravidanza illegalmente, correndo il rischio di essere arrestata, di subire danni permanenti alla salute, di perdere la fertilità e anche di morire. Dati ufficiali confermano queste preoccupazioni: nel 2009, almeno 33 donne e ragazze sono morte durante la gravidanza e si è registrata un’impennata di suicidi di ragazze incinte nel 2008.

Per evitare che queste morti si ripetano e per offrire alle donne e ragazze incinte un’alternativa, chiediamo al presidente dell’Assemblea nazionale nicaraguense di abrogare gli articoli 143,145,148 e 149 del codice penale e di rendere accessibili i servizi per un aborto legale e sicuro a tutte le donne e ragazze la cui salute è a rischio per il proseguimento della gravidanza, o la cui gravidanza è la conseguenza di uno stupro.

Il Nicaragua, insieme alla Sierra Leone e al Perù, è stato al centro del nostro intervento sulla mortalità materna al XIX Congresso mondiale di ginecologia e ostetricia di Cape Town, che si conclude oggi. In questa occasione abbiamo chiesto a ginecologi e ostetriche di 113 paesi di collaborare attivamente con noi nella lotta alla mortalità materna.
 

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