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Giornata internazionale dei popoli nativi

Il 9 agosto ricorre la Giornata internazionale dei popoli nativi, celebrata ogni anno in tutto il mondo dal 1994. Proprio alla vigilia di questa giornata, Amnesty accusa i governi del continente americano di dare priorità ai profitti anziché alla sopravvivenza fisica e culturale di migliaia di persone. Le accuse sono dirette a diversi governi americani, dal Messico alla Colombia, dall’Argentina alla Bolivia, ma anche a Guatemala, Brasile, Paraguay e Perù, e diffuse attraverso un documento reso pubblico proprio oggi dal titolo Governments must stop imposing development projects on Indigenous peoples’ territories.

Il documento si concentra sul diritto delle popolazioni native a essere consultate su progetti di sviluppo riguardanti i loro territori o confinanti con essi, come autostrade, oleodotti, centrali idroelettriche e miniere a cielo aperto.

Né le aziende né i governi rispettano questo diritto e numerosi sono i casi mancanza di trasparenza, di minacce, di assenza di controlli e di diniego di riparazioni alle comunità colpite dalle violazioni dei diritti umani.
 

Per fare alcuni esempi, possiamo ricordare cosa ha subito la comunità nativa dei sarayaku che rischiava di perdere parte delle sue terre ancestrali a causa di un progetto petrolifero su cui non era stata consultata. La comunità, dopo aver cercato giustizia per anni, si è rivolta alla Corte interamericana dei diritti umani, il massimo organo di giustizia del continente che, il mese scorso, ha stabilito che l’Ecuador ha l’obbligo di condurre una consultazione appropriata e partecipata con i sarayaku, in buona fede, nel rispetto delle loro pratiche culturali e con l’obiettivo di arrivare a un consenso prima di proseguire qualsiasi progetto che possa riguardare il loro territorio.

Sta invece ancora cercando giustizia e riparazione la comunità nativa guatemalteca di San Marcos sede, dal 2003, delle attività della compagnia canadese Goldcorp Inc. Secondo la Commissione interamericana dei diritti umani, l’attività della miniera ha un impatto diretto o indiretto su almeno 18 comunità native maya dell’area. La miniera, secondo i nativi, ha distrutto ogni aspetto della loro vita, portando inquinamento, divisioni tra le famiglie e intimidazioni nei confronti di chi critica il progetto. Anche in questo caso le comunità locali hanno denunciato l’assenza di qualsiasi significativa consultazione.

Lo sviluppo economico non può essere portato avanti a discapito delle popolazioni native, per questo chiediamo agli stati americani di prendere misure concrete per tradurre in realtà il diritto alla consultazione e a un consenso libero, preventivo e informato delle comunità native.
 

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