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Rio+20: riaffermare i diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari!

Da domani, mercoledì 20 giugno, per tre giorni a Rio de Janeiro i capi dei governi si riuniranno nella Conferenza sullo sviluppo sostenibile (Uncsd), denominata anche Rio+20, perché cade a 20 anni di distanza dal Vertice della terra (Unced) che si tenne sempre a Rio nel 1992.

Dai lavori preparatori della conferenza è uscita una bozza di documento che contiene, tra l’altro, un riferimento ai diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. Per quanto meritorio possa essere questo riferimento, la sua attuale formulazione genera delle perplessità.

Al paragrafo 121, la bozza di documento presentata dal Brasile il 16 giugno dichiara: “Riconosciamo i nostri impegni riguardo il diritto umano all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari come inscindibilmente collegato al diritto al più alto standard possibile di salute fisica e mentale, così come al diritto alla vita e alla dignità…”.
Secondo Amnesty International questa formulazione ha il limite di non specificare, come fatto in altre sedi, che i diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari non sono meramente legati ad altri diritti umani, ma che invece derivano dal diritto a un adeguato standard di vita, sancito dall’articolo 11 (par.1) del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Pertanto la formulazione contenuta nella bozza di documento rappresenta un passo indietro rispetto a quanto, con estrema innovazione, ha stabilito il Consiglio dei diritti umani la prima volta nel 2010 e ha poi confermato in diverse risoluzioni (15/9 del 30 settembre 2010, 16/2 del 24 marzo 2011 e l’ultima la 18/1 del 28 settembre 2011). Ma il Consiglio non è l’unico organismo dell’Onu ad aver adottato questo linguaggio quando si è trattato di parlare di diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari; di fatto ha ripetuto il riconoscimento del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali ossia che i diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari – come quello al cibo e a un alloggio adeguato – discendono da quello a un adeguato standard di vita.

Non facendo questa ulteriore specificazione, si rischia di minare le basi giuridiche di questi due diritti.

Altro punto critico della bozza è sempre contenuto nel paragrafo 121, al punto in cui si afferma “la necessità di concentrarsi sulla prospettiva locale e nazionale quando si analizza il problema, lasciando da parte le questioni legate ai corsi d’acqua internazionali e tutte le altre legate alle acque transfrontaliere”. Secondo Amnesty, non è appropriato includere questa dicitura nel testo della bozza, perché questa è stata inclusa in una risoluzione del Consiglio dei diritti umani che aveva lo scopo di stabilire il mandato di un Esperto indipendente su acqua e servizi sanitari, e perché gli obblighi degli stati in relazione ai diritti umani non devono finire alle frontiere nazionali. Infatti, come minimo, i governi devono ridurre al minimo l’inquinamento dei corsi d’acqua in comune, dove questo potrebbe avere un impatto sul diritto all’acqua negli altri paesi.

Anche le perplessità espresse verbalmente dal Canada non sussisterebbero. Secondo il paese nordamericano, il diritto all’acqua potrebbe richiedere agli stati di effettuare grandi esportazioni di acqua (ad esempio da un paese a un altro). Vero è che per il diritto al cibo, non è mai stato chiesto agli stati che dispongono di eccedenze alimentari di trasferirle ad altri stati. Tuttalpiù i primi hanno aiutato i secondi attraverso l’assistenza finanziaria e il trasferimento diretto di aiuti alimentari.

Le risoluzioni del Consiglio dei diritti umani su acqua e servizi igienico-sanitari si riferiscono al “diritto umano all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari”. Per Amnesty International questo significa che ci sono due diritti, uno all’acqua e l’altro ai servizi igienico-sanitari.

È importante tenere questa distinzione, altrimenti si rischia di tralasciare il diritto ai servizi igienico-sanitari che, al pari del diritto all’acqua, è invece essenziale per la vita, la dignità e lo sviluppo sostenibile.

Per saperne di più leggi “United Nations: Rio +20 must affirm rights to water and sanitation are legally binding – without arbitrary territorial exclusions”.

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