Dove dimora la povertà
Nel mondo, più di un miliardo di persone vivono in case che non hanno servizi igienici e fognari, dove l’acqua scarseggia e non c’è elettricità. Queste abitazioni sono per lo più ammassate in aree densamente popolate che, pur essendo il luogo in cui le persone vivono, lavorano e crescono i loro figli, sono percepite all’esterno come “illegali” e pericolose. Queste aree, cosiddette Insediamenti abitativi precari (Iap) e conosciute come favelas, baraccopoli, banlieue, quartieri popolari o semplicemente slum, sono circa 200.000 in tutto il mondo e, secondo alcune previsioni, saranno la casa di due miliardi di persone nel 2030.
Gli Iap sono anche i luoghi in cui è maggiormente evidente che le violazioni dei diritti umani sono la causa e insieme la conseguenza della miseria. Qui le persone vedono sistematicamente violati il loro diritto all'abitazione, all'informazione, alla partecipazione, alla libertà di residenza, alla non discriminazione, alla privacy, all'integrità fisica e mentale. Ma soprattutto corrono l’altissimo rischio di essere sgomberate con la forza.
Ogni volta che un governo o un’amministrazione locale decide di creare nuove infrastrutture o di procedere a una riqualificazione urbana, di abbellire una città in vista di un evento internazionale, il destino di chi vive negli Iap diventa ancora più incerto. Spesso nel cuore della notte gli abitanti vedono arrivare ufficiali di polizia, soldati o guardie private non sempre identificabili per iniziare lo sgombero, assistono inermi alla distruzione di case e beni e sono poi costretti a cercarsi un riparo di fortuna, visto che non sono stati previsti alloggi alternativi.
L'Africa è da anni teatro di ripetute violazioni del diritto all'alloggio: in tutto il continente centinaia di migliaia di persone ogni anno devono lasciare le loro case e perdono tutto ciò che hanno. In particolare in Nigeria si stima che nei primi cinque anni del 2000, 1.200.000 persone siano state allontanate con la forza dalle loro case. Dal 2003, nella sola Abuja, 800.000 sono state le vittime di sgomberi forzati. Nell’aprile 2005, nella comunità di Makoko, Lagos, sono state demolite chiese e strutture mediche, mentre 3000 persone hanno perso le loro abitazioni.
In tutti questi casi le autorità della Nigeria hanno agito ignorando totalmente la salute, il benessere e i diritti umani basilari di milioni di nigeriani, in aperta violazione delle norme internazionali, che vietano lo sgombero forzato.
Per questo motivo oggi, in occasione del World Habitat Day, la giornata che le Nazioni Unite dedicano al tema dell’alloggio e che quest’anno ha per tema Planning our Urban Future (“Progettare il nostro futuro urbano”) la nostra attenzione si concentra su Port Harcourt. In questa città della Nigeria meridionale dal 2000 l’attuazione di un piano di rinnovamento ha causato numerosi sgomberi forzati. Chiediamo al governo della Nigeria di porre fine a questa pratica illegale, di dichiarare esplicitamente la sospensione degli sgomberi, di risarcire le vittime, prevedere per loro alloggi alternativi adeguati e di adottare linee guida conformi agli standard internazionali.
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