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Mortalità materna

Pubblicato il 28/10/2011
da Alberto_

Nella grande città di Iure la vita degli abitanti scorre veloce, come le acque scure del fiume che l’attraversa. Nessuno guarda nessuno e molti rimangono indifferenti di fronte alle ingiustizie che qualcuno, in città, deve sopportare…

…per fortuna un gruppo di ragazze e ragazzi sono stanchi di subire ingiustizie e hanno deciso di cambiare le cose. Sono Azaan, Amita, Marius, Flora, Paula e Pietro, giovani abitanti di una città senza diritti che ha, però, tutte le carte in tavola per essere diversa. Basta giocare quelle giuste e seguire alcune regole.

Insieme vinceranno!

“Iure. La città dei diritti” è un gioco di società che ci aiuta a riflettere sulle situazioni di insicurezza, esclusione e impotenza in cui si trovano quotidianamente le persone che vivono in povertà e su come queste situazioni rappresentino concrete violazioni dei diritti umani.

Pubblicato il 29/08/2011
da Virginia

“Gli stati garantiranno alle donne servizi appropriati e, se necessario, gratuiti relativi a gravidanza, parto e post-parto”. Questo obbligo, sancito dalla Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (Cedaw), non è stato rispettato dal Brasile, secondo quanto ha disposto, il 17 agosto, il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione contro le donne nel caso Silva Pimentel v. Brazil.

Il caso era stato sottoposto al Comitato dalla madre di Alyne da Silva Pimentel, una ragazza di 28 anni, afroamericana e residente in uno dei distretti più poveri di Rio De Janeiro, morta al sesto mese di gravidanza per complicazioni rispetto alle quali il centro per la salute locale aveva fatto una diagnosi errata fornendole cure d'urgenza solo con molto ritardo.

Pubblicato il 22/07/2011
da Laura R.

In Perù, come abbiamo più volte detto, gli ostacoli nell’accesso alle cure per la salute materna causano ogni anno la morte di tante donne.

Secondo stime del governo su 100.000 donne, 185 perdono la vita per conseguenze legate al parto o alla gravidanza. I dati più recenti delle Nazioni Unite, invece, parlano di un numero più elevato di vittime: 240 su 100.000 donne. A morire sono soprattutto le donne native e povere che vivono in aree rurali. La maggior parte di queste morti potrebbe essere evitata attraverso cure mediche accessibili e di qualità
 

Pubblicato il 18/02/2011
da Samanta

 

Amnesty International e Save the Children hanno prodotto questo videoclip coinvolgendo artisti molto noti in Burkina Faso per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della mortalità materna.

In Burkina Faso, 2000 donne muoiono ogni anno per complicanze legate alla  gravidanza o al parto e molte di queste morti potrebbero essere evitate.

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Pubblicato il 20/12/2010
da Virginia

Dal Brasile alla Sierra Leone, dalla Slovacchia al Messico fino alla Nigeria: sono tante le persone che possono oggi sentirsi più sicure perché l’impegno di tutti noi ha permesso di porre fine alle violazioni dei diritti umani che subivano o a cui erano esposte.

Le tue firme, i tuoi messaggi, il tuo sostegno al nostro lavoro hanno reso questo 2010 un anno importante. La campagna “Io pretendo dignità” ha registrato importanti risultati, che vogliamo condividere con voi.

Ecco le buone notizie. Buona lettura e ci rivediamo il 3 gennaio.

Pubblicato il 20/12/2010
da Virginia

Dal Brasile alla Sierra Leone, dalla Slovacchia al Messico fino alla Nigeria: sono tante le persone che possono oggi sentirsi più sicure grazie all’impegno di tutti noi, che ha permesso di porre fine alle violazioni dei diritti umani che subivano o a cui erano esposte.

Le tue firme, i tuoi messaggi, il tuo sostegno al nostro lavoro hanno reso questo 2010 un anno importante. La campagna “Io pretendo dignità” ha registrato importanti risultati, che vogliamo condividere con voi.

Ecco le buone notizie. Buona lettura e ci rivediamo il 3 gennaio.

Pubblicato il 10/12/2010
da Virginia

Ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione al vestiario, all’abitazione,
alle cure mediche e ai servizi sociali necessari
..”

Oggi 10 dicembre, 62° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, vogliamo aprire questo post con le parole sancite dall’articolo 25, che riconosce il diritto alla salute. Garantire questo diritto fondamentale significa anche che una donna incinta non deve morire perché non può pagarsi le cure mediche, come Adama Turay in Sierra Leone, o morire perché non ha ricevuto adeguata assistenza prenatale nonostante viva in un paese molto ricco, come nel caso di Tameka morta nel suo appartamento a New York. Una donna non deve perdere il suo bambino perché nell’ambulatorio in cui è andata non parlano la sua lingua, tra l’altro molto diffusa come nel caso di Criselda. Una bambina o una ragazza non deve subire mutilazioni dei genitali femminili che potrebbero causarle complicazioni durante il parto.

Tutelare il diritto alla salute significa anche porre fine alla mortalità materna.

Pubblicato il 09/12/2010
da Virginia

La video chat è appena terminata. Grazie a tutte e tutti per aver partecipato e soprattutto grazie alla nostra ospite Cristiana Scoppa di Aidos.

Continuiamo a firmare l'appello e a sostenere la campagna contro la mortalità materna con SMS al 455506!! 

Pubblicato il 06/12/2010
da Virginia

Ifrah ha 22 anni. All’età di otto anni, è stata sottoposta a infibulazione, una delle diverse forme di mutilazione dei genitali femminili. Da allora, ha sofferto numerose complicazioni di salute. Quando è arrivata in Irlanda, Ifrah aveva paura di parlare della sua condizione, soprattutto perché i medici non ne sapevano molto delle mutilazioni dei genitali femminili. La visita di un dottore è quindi imbarazzante e dolorosa per Ifrah che si trova a dover spiegare ogni volta la sua particolare condizione.
Come Ifrah, sono tantissime le donne e ragazze che hanno subito una qualche forma di mutilazione dei genitali femminili. Nella sola Europa, hanno subito questa pratica almeno 500.000 donne e ragazze e sarebbero 180.000 quelle a rischio, per le quali ci stiamo mobilitando anche con il nostro appello online.
 
Le mutilazioni dei genitali femminili calpestano il diritto delle donne all’integrità fisica e psicologica, al più alto standard sanitario e, in casi estremi, alla vita.

Pubblicato il 03/12/2010
da Virginia

Aveva solo 22 anni Tameka McFarquhar quando è morta nel suo appartamento a New York, a causa di un’emorragia. È stata trovata senza vita, insieme alla sua bambina, la mattina di Natale. Aveva partorito 11 giorni prima ed era stata dimessa il giorno dopo. Secondo il medico della contea di Jefferson, Tameka è morta perché alcune parti della placenta erano rimaste all’interno dell’utero dopo il parto. Molto probabilmente una visita post-partum avrebbe identificato i sintomi e le avrebbe salvato la vita.

Ma negli Usa l’assistenza posnatale è inadeguata e consiste generalmente in un’unica visita medica circa sei settimane dopo il parto, quando invece più della metà dei casi di mortalità materna avviene tra il primo e il 42° giorno dopo il parto.