19 ore 42 min fa
da Laura R.,

Sono 170.000 le firme raccolte finora alla petizione internazionale indirizzata all’Amministratore delegato di Shell, Peter Voser, in cui chiediamo all’azienda di ammettere le proprie responsabilità sull’inquinamento ambientale causato nel delta del Niger, di risarcire la popolazione che a causa dell’inquinamento ha perso i propri mezzi di sostentamento e di bonificare tutte le zone inquinate.

1 settimana 5 giorni fa
da Laura R.,

Ieri mattina si è svolta la consueta assemblea degli azionisti di Eni e, ancora una volta, noi di Amnesty eravamo davanti all’ingresso del palazzo dell’azienda all’Eur, a Roma, per presentare agli azionisti le nostre preoccupazioni riguardi l’impatto che le attività di Eni stanno avendo sui diritti umani della popolazione del delta del Niger.

Indossate le magliette, tirati fuori i cartelli e srotolato il fiume di pesci raccolti nelle scuole di tutta Italia in segno di solidarietà con il popolo del delta del Niger, abbiamo iniziato a distribuire materiale informativo agli azionisti.
Fernando, Daniele e Graziella hanno indossato i panni di quei pescatori e agricoltori che nel delta del Niger hanno perso tutti i propri mezzi di sussistenza a causa dell’impatto del petrolio. Eni, infatti, insieme alle altre aziende attive nel delta del fiume Niger, ha contaminato la terra, l’acqua e l’aria mettendo a rischio la salute e il diritto a un ambiente sano, al cibo e all’acqua pulita.

La causa di ciò risiede nelle fuoriuscite di petrolio provocate, spesso, dalla corrosione degli oleodotti che sono ormai vecchi, dalla scarsa manutenzione delle infrastrutture o da errori umani. Un altro fattore a elevato impatto ambientale è la pratica del gas flaring: torce di gas attive 24 ore su 24 vicino le abitazioni.

3 settimane 4 giorni fa
da Virginia,

Durante una delle tante azioni organizzate in occasione della settimana di azione contro gli sgomberi forzati in Africa dallo slum di Kibera si è alzato un pallone con la scritta “I diritti umani abitano qui”.

Queste parole sono molto più di uno slogan ma rappresentano il cuore di una richiesta importante: partire proprio dagli slum, da quei posti dove tutta una serie di diritti non viene garantita, per dare un futuro dignitoso a chi in questi posti ci vive.

I residenti, quelli che non vengono consultati dalle autorità quando queste decidono di abbattere le loro “baracche”, che sono considerati analfabeti o ladri, che a causa dei pregiudizi devono affrontare molte difficoltà per avere un lavoro o aprire un conto in banca, chiedono anche che la loro voce sia ascoltata, pretendono di poter dire la propria perché si tratta delle loro vite.

5 settimane 3 giorni fa
da Flavia C.,

 Deep Sea è il nome di una comunità di persone che vivono negli slum di Nairobi, in Kenya, e che quotidianamente lottano per far valere i loro diritti e difendere la loro dignità, in una situazione di povertà e privazione estreme. 

Per raccontare la vita degli abitanti di Deep Sea e il modo in cui riescono, malgrado tutto, a percepirsi come una comunità unita, legata da vincoli di solidarietà e di collaborazione reciproca,  abbiamo realizzato un breve video.

5 settimane 4 giorni fa
da chironda,
in News, Rom, Azioni

Quando vi abbiamo raccontato la storia di Marius, il giovane ragazzo rom che in un anno aveva subito otto sgomberi forzati, il Consiglio di stato aveva da poco dichiarato illegittima l’”emergenza nomadi”. Tecnicamente, tutti gli atti adottati sulla base dei poteri speciali conferiti avrebbero dovuto essere considerati nulli.

Ma non è stato così. In Italia, le persone rom continuano a essere sgomberate senza preavviso né consultazione, senza un’alternativa abitativa adeguata né vie di ricorso efficaci.

Prosegue, inoltre, l’attuazione dei piani stabiliti durante l’emergenza. A Roma, stanno andando avanti i lavori per completare il nuovo campo “La Barbuta” (nella foto in alto), pertanto il sindaco Alemanno potrebbe presto ordinare la chiusura del campo di Tor de Cenci per trasferire i suoi residenti nel nuovo campo.

A Milano, gli abitanti del campo di via Sacile, sotto minaccia di sgombero da mesi, si trovano ora in una situazione ancor più precaria dopo l’incendio che la settimana scorsa ha distrutto circa 30 ripari di fortuna. Alle famiglie che hanno perso le loro baracche sono stati offerti alloggi di emergenza, ma con la consueta formula della separazione delle famiglie (donne e bambini in un centro, uomini in un altro), che è stata rifiutata da tutti. Inoltre, le autorità stanno ancora cercando di convincere le famiglie rimaste al campo autorizzato di via Novara a lasciarlo, per fare posto a progetti infrastrutturali di Expo 2015.

6 settimane 4 giorni fa
da Chiara Pacifici,

Il 14 e il 31 marzo i ragazzi del Liceo Norberto Rosa della Valle di Susa (TO), che partecipano al nostro progetto “Human Rights Friendly Schools”, hanno chiesto alla Shell di assumersi le proprie responsabilità e pagare per i danni provocati nella zona del Delta del Niger, Nigeria.

Per sensibilizzare sugli effetti dell’inquinamento da petrolio, gli studenti si sono fatti fotografare dopo aver immerso nella vernice nera oggetti di uso comune. Spugne, cartoni del latte, scarpe, pinze, presine, guanti sono diventate il simbolo di come le industrie estrattive hanno stravolto la quotidianità degli uomini e delle donne nigeriane.

Con questa azione, i ragazzi hanno voluto denunciare il comportamento irresponsabile della Shell e gli effetti devastanti che decenni di estrazione di petrolio hanno avuto sulle popolazioni e sull’ambiente del Delta del Niger.
 

7 settimane 3 giorni fa
da d.delgiudice,
in Acqua, News

Il 17 marzo si è concluso a Marsiglia il Sesto Forum Mondiale dell’Acqua.

Insieme a Wash United, avevamo avanzato esplicite richieste ai ministri presenti al Forum per la modifica della bozza di Dichiarazione ministeriale del 7 febbraio, con particolare riguardo agli articoli 3 e 30, perché si distinguesse tra diritti umani genericamente intesi e lo specifico diritto all’acqua e ai servizi igienici.